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Dei perduti amanti – Antonia De Gattis

Nonostante Instagram sia il regno dell’apparenza, con le giuste ricerche si può anche trovare qualche contenuto di rilievo.

Girovagando in cerca di ispirazione e, bisogna ammetterlo, per ammazzare il tempo ci siamo fortunatamente imbattuti nel profilo di Antonia De Gattis (che potete visitare qui).

Un’artista della miglior specie che, in attesa della pubblicazione del libro “Gli anni distanti” ci delizia con le sue poesie nel succitato account Instagram e nell’altrettanto meritevole di attenzione pagina Facebook .

Rimasti abbagliati dalle sue composizioni abbiamo deciso di condividerne una con voi, dal titolo “Dei perduti amanti”

Eccola, in tutta la sua bellezza

 

 

Dimmi, dove vuoi che posi la mia mano
prima ancora della mia bocca
in questo vicolo cieco 
e un muro a farci da alcova 
Dimmi, dove vuoi che posi i nostri sogni
di perduti amanti se le tue labbra
hanno il sapore amaro della rinuncia
Sento rumori di passi in lontananza
Qualcuno ride, qualcuno piange
Qualcuno alza un calice
che non celebrerà nessuna vittoria
Ho paura e il canto della sirena
è sempre un canto di morte
Adesso la mia mano è sul tuo petto
e ogni granello di sabbia nella clessidra del tempo
è una perdita inarrestabile 
Chi ha deciso dei nostri anni?
A chi dobbiamo l’infausta scelta?
Intorno a noi, la guerra

 

Conoscevate già questa artista? Vi piacciono le sue opere?

Fatecelo sapere nei commenti!

 

Ho sceso dandoti il braccio

La prima scelta di una poesia non nostra non poteva che ricadere su questo meraviglioso brano di Eugenio Montale, che non richiede alcuna presentazione.

Basta solo lasciarsi trasportare ed assaporare queste meravigliose parole

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

 

Ho sceso dandoti il braccio

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