C’era una volta una bambina che si chiamava Alice.

Insieme al suo cavallo Tuono avevano combattuto tantissime battaglie contro l’esercito di Lord Carny. Lui era un re malvagio che faceva tanto male alle persone della Terra Circolare. Era un mago potentissimo e poteva trasformarsi in tutto quello che voleva. L’impresa di Alice e Tuono era molto difficile, ma la bambina aveva giurato a suo padre, il vecchio re della Terra Circolare, che avrebbe sconfitto il malvagio e avrebbe liberato tutti i suoi sudditi.

Erano all’ultima battaglia, la più importante.

“Galoppa, più veloce!” incitò Alice.
Tuono accelerò, spingendo i suoi possenti muscoli al limite.

Poteva sentire avvicinarsi i suoni della battaglia, l’aria calda sferzava le sue lunghe orecchie mentre sfrecciava sul selciato, diretto alla cattedrale di Karousel: una gigantesca sfera infuocata colpì il campanile, facendone crollare una parte nel patio, travolgendo la grossa fontana.

Il cuore di Tuono sobbalzò: soltanto Razarac, il leggendario drago di Lord Carny, poteva essere artefice di tale devastazione!

Attraversò più veloce del vento l’arcata che portava all’enorme giardino della cattedrale ed i suoi timori furono confermati. Le gigantesche ali spalancate sembravano abbracciare ciò che restava del campanile, la lunga e muscolosa coda si dimenava colpendo senza pietà i poveri cavalieri che si trovavano nella sua traiettoria, il muso scarno, quasi scheletrico, lasciava intravedere affilate zanne annerite.

Nulla però spaventò Tuono quanto gli occhi scavati in quel muso, occhi rosso sangue, pervasi di ira e assetati di distruzione.

“Tuono, fai attenzione alle fiamme e portami da lui! Dobbiamo sconfiggerlo, prima che sia troppo tardi!” gridò la sua amazzone, sguainando la lunga spada argentata.
Razarac sferzò la sua coda verso di loro, e con un potente balzo il destriero la saltò, atterrando agilmente sulle quattro zampe e girandosi rapidamente in direzione del drago.

Un rumore sommesso, come un gorgoglio lontano, fece rizzare le orecchie del quadrupede: il suono aumentò improvvisamente d’intensità ed istintivamente il cavallo piantò gli zoccoli nel terreno, appena in tempo per non essere colpito dal lungo getto infuocato che incenerì l’erba davanti a loro.

“Adesso Tuono, è il nostro momento!”

A tutta velocità, l’amazzone ed il destriero si lanciarono all’attacco, schivando nuovamente la coda del drago, fino ad arrivare a pochi passi dal terribile avversario.

Con agilità, la ragazza si mise in piedi sulla sella e, spada alla mano, saltò in direzione del nemico, trafiggendolo in pieno petto.

La luce abbandonò gli occhi di Razarac mentre si accasciava al suolo, sconfitto, con un tonfo fragoroso.

Avevano vinto. Ora mancava solo Lord Carny e Terra Circolare sarebbe stata libera. Gli era sfuggito durante la battaglia contro il drago, ma l’avrebbero trovato, Alice lo sapeva.

Tuono trotterellò allegramente verso la ragazza che, accolta da una moltitudine di applausi, sfilò la spada dal petto della bestia con un raggiante sorriso.

 

“Alice! Dai Alice, dobbiamo andare, siamo in ritardo!”

Una giovane donna, col volto segnato dalle fatiche della vita, sorrise in direzione di una bambina esile e radiosa, seduta sulla schiena del cavallo di una vecchia giostra.

“Arrivo mamma, un secondo!”

La bimba smontò dal suo fido destriero, prese il muso del cavallino tra le mani e, dopo avergli stampato un caloroso bacio, gli disse: “Ciao Tuono, ci vediamo domani! Dobbiamo trovare Lord Carny!”.

 

Venne buio, le luci si spensero e Tuono si preparò per mettersi a dormire. “Avete visto quanto è coraggiosa la mia padrona? Oggi abbiamo sconfitto il drago! È stato difficile, ma ce l’abbiamo fatta!” disse il cavallo ai suoi amici.

“Ma quale drago e drago?! Oggi hai girato in tondo come tutti gli altri giorni!” rispose una voce dal buio. Tuono si infuriò. Chi poteva essere a prenderlo in giro?

“Come ti permetti? Chi sei? Vieni fuori!” gridò.

Lentamente, una figura uscì dal buio. Si muoveva. Era Gatto.

“Ah, sei tu. Come ti permetti di parlarmi così, inutile animale?” disse con sdegno il cavallo.

Gatto saltò sulla tazza davanti a Tuono, per poterlo guardare dritto negli occhi. “Tu non sei un cavallo vero, lo vuoi capire o no? Nessuno dei tuoi amici te lo dice per non offenderti, ma tu sei solo un vecchio cavallo di una vecchia giostra che non piace a nessun bambino. Nessuno eccetto quella bimba… Lei ha proprio un debole per te! Ti chiama Tuono, ma il tuo vero nome è Birillo! È scritto sulla targhetta!”
Tuono sgranò gli occhi. Era furioso. Gatto aveva davvero passato il segno.

“Non parlare così della mia padrona! Non ti permettere! E poi, cosa stai dicendo, inutile gatto? Certo che sono un vero cavallo! Mi chiamo Tuono e ogni giorno affronto mille avventure con la mia padrona! Proprio oggi abbiamo ucciso un drago!”

Gatto scoppiò a ridere e quasi cadde dalla tazza: “Ma ti senti? Oggi non hai fatto proprio nulla, sciocco vecchio cavallo!” e si acciambellò sulla panca dentro la tazza per mettersi a dormire.

“Bravo Gatto, vai via, scappa! Ritieniti fortunato che non abbia voglia di inseguirti! Ci fosse stata qui la mia padrona ti avremmo sistemato per bene!”
Gatto non rispose e Tuono rimase solo con i suoi pensieri.

“Che animale insolente! Lui non lo sa che cosa facciamo ogni giorno io e la mia padrona! Liberiamo la Terra Circolare! Siamo importanti! Ma cosa può capire, è solo un gatto che caccia i topi… Cosa ci sarà di nobile lo sa solo lui… E poi, Birillo, che nome ridicolo…” pensò Tuono prima di addormentarsi.

 

Il suo sonno fu pieno di incubi. Sognò il drago che sputava fuoco e Lord Carny che trafiggeva Tuono con un bastone e Alice che andava via, lasciandolo da solo. Il mattino dopo si svegliò, di pessimo umore.

“Buongiorno” disse il gatto “Pronto anche oggi per mirabolanti avventure?”.
Tuono non si accorse del tono sarcastico del gatto, era ancora troppo rimbambito dal sonno. Si mise ad aspettare Alice. Gli aveva detto che sarebbe venuta. Il pallido sole venne nascosto dalle nubi e iniziò a piovere. Piovve tutto il giorno e Alice non si presentò.

“Ma come può mancare proprio oggi? Dobbiamo andare a cercare Lord Carny e lei si tira indietro per un po’ di pioggia? Ma che eroina è mai questa?” pensò arrabbiato Tuono, con l’acqua che gli scivolava sul muso.

Tornò la notte e tutte le luci si spensero. Tuono stava ancora aspettando Alice, ma arrivò solo Gatto.

“Niente avventure oggi, eh?” disse il felino, stiracchiandosi.

“Lasciami stare” rispose il cavallo. Era ancora molto arrabbiato.

“Quando piove gli umani non portano a spasso i loro piccoli. Dovresti saperlo, è un bel po’ che fai questo lavoro” sghignazzò Gatto.

“Me l’aveva promesso!” gridò Tuono, fuori di sé.

“Proprio non vuoi capire, eh? La bambina viene solo quando è bello, promessa o non promessa. È la mamma che la porta da te, non decide da sola… E poi, se sei così ansioso di vederla, perché non vai tu da lei?” rispose placidamente Gatto e si acciambellò al solito posto, nella tazza.

 

Quella notte Tuono non dormì. “Già, perché non sono andato io da lei? È vero, è sempre lei a venire da me, ma perché io non vado mai da lei? Posso farle una sorpresa! Così potremo andare a cercare Lord Carny stanotte! Ha anche smesso di piovere!” pensò il cavallo.

Pieno di allegria per la soluzione trovata, provò a muovere le zampe. Nulla. Si sforzò in tutti i modi, ma non successe niente. Allora provò a muovere la coda. No, era immobile. Provò allora a guardarsi intorno, ma la sua testa non si girò. Era bloccato, ma non gli sembrava di essere legato da corde. Cosa stava succedendo?
Solo in quel momento Tuono realizzò di conoscere molto bene la tazza davanti a lui, la cui vista lo annoiava, ma non si seppe spiegare il motivo. Era ancora più arrabbiato di prima e, sfinito dai tentativi di muoversi, scoppiò a piangere.
Passava di lì una civetta che, incuriosita dai singhiozzi del cavallino, si avvicinò.

“Ciao, sono Civetta. Perché piangi?” disse, appoggiandosi alla tazza.

“Perché non riesco a muovermi e non posso andare dalla mia padrona!” rispose Tuono.

“Non puoi muoverti perché sei un cavallino della giostra. Hai una padrona?”

“Sì, si chiama Alice ed è la bambina più coraggiosa della Terra Circolare. Dobbiamo sconfiggere Lord Carny e liberare i popoli e…” si interruppe Tuono.

“E…?” lo incalzò incuriosita Civetta.

“E Gatto mi ha detto che è tutto falso! Che non esiste nessun drago e nessuna avventura e… e…!” i singhiozzi interruppero il cavallo.

“Su, non fare così. Gatto è stato scortese. Se tu e Alice avete vissuto queste avventure, allora sono esistite. Magari solo nella fantasia, ma hanno un grande valore per voi. È questo l’importante.”

Tuono guardò Civetta.

“Come possono essere importanti se non sono vere?” domandò il cavallo.

“Sono vere per voi. Voi due avete un legame profondo, non rischiare di perderlo per queste piccolezze. Le vostre avventure sono il vostro legame. Non gettarlo via perché Gatto ti ha detto che le vostre peripezie non esistono!” Civetta sorrise.

“Sono vere per noi… Le nostre avventure sono il nostro legame… Hai ragione Civetta! Grazie!” Tuono smise di singhiozzare. Un abbozzo di sorriso comparve sul muso.

“Ora devo andare, buona serata cavallino” salutò Civetta e volò via.

 

Il giorno dopo Alice tornò.

Lord Carny si era nascosto bene e i due eroi percorsero Terra Circolare in lungo e in largo per trovarlo. Una farfalla suggerì al cavallo e alla bambina che il malvagio Re era nascosto in una grotta proprio vicino alla stalla di Tuono. Arrivati, la bambina smontò da cavallo e insieme entrarono nella caverna.

“Non si vede niente” disse Alice.

In quel momento un gatto si mosse nella grotta. Tuono si irrigidì.

“Non avere paura, Tuono. È solo un gatto!” lo rassicurò la bambina.

“Non è solo un gatto! Padrona, Lord Carny è un mago e può trasformarsi in tutto quello che vuole, anche in un gatto! È lui!” e si piazzò davanti al felino per fermarlo.

Il gatto si trasformò in un essere umano.

“Bravo cavallino, hai indovinato!” disse Lord Carny.

 

Alice sguainò la spada.

 

Dal lungo bastone del mago partirono dei dardi incantati che Alice e Tuono evitarono a malapena.

La bambina allora partì all’attacco, ma dopo un ampio gesto circolare di Lord Carny, la sua arma si abbatté su di uno scudo apparso dal nulla.

Una raffica di vento si sprigionò dallo scettro del mago, colpendo in pieno Alice e strappandole la spada dalle mani.

“Mia cara Alice, non esistono coraggio e spada che possano scalfirmi” sentenziò Lord Carny “e dopo averti sconfitta, finalmente il Regno sarà mio!”

Il bastone sembrò incendiarsi, ed una gigantesca palla di fuoco si creò davanti al mago, pronta ad abbattersi su Alice.

Come apparso dal nulla, Tuono sbucò alle spalle del malvagio, colpendolo con la testa sulla schiena, sbilanciandolo in avanti.

La palla di fuoco si alzò bruscamente esplodendo contro il soffitto della grotta: una pietra saettò fuori dalle fiamme, colpendo in pieno la mano con cui il mago teneva il bastone e disarmandolo. Alice si trovò all’improvviso con l’arma del nemico ai suoi piedi e sentenziò “Senza il tuo bastone, sei solamente un uomo come tanti. Finalmente il popolo di Terra Circolare sarà libero dalle tue angherie!” e con un portentoso colpo di spada lo spezzò in due.

 

La voce della sconfitta di Lord Carny si sparse in fretta, e dopo che ad Alice e Tuono vennero attribuiti tutti gli onori degli eroi, finalmente ebbero un po’ di tempo per parlare.

“Tuono, abbiamo vinto la nostra guerra. Ora però io e te ci dobbiamo separare. Io andrò a scuola in un’altra città e tu avrai un altro padrone” disse Alice con le lacrime agli occhi.

“Ma non voglio un altro padrone! Sei tu! Troveremo delle nuove avventure e sconfiggeremo altri nemici…” rispose Tuono in preda allo sconforto.

“Non ci sono più nemici nella nostra avventura… Però potrai accompagnare altri bambini in altre avventure, tutte quelle che vorrai!” cercò di confortarlo Alice.

Tuono ripensò alle parole di Civetta. “Hai ragione! Le avventure sono vere per noi… Sono il nostro legame… Potrò combattere insieme a tutti i bambini che vorranno sedersi sulla mia schiena e tutte le nostre battaglie saranno vere! Ma sappi che tu sarai sempre la mia padrona preferita” rispose Tuono.

 

Il giorno dopo Alice tornò. Aiutata dalla mamma, svitò la targhetta con scritto ‘Birillo’.

“Tu sei Tuono! Questo è il tuo nome! Dillo a tutti gli altri bambini e fatti valere!” e sostituì la targhetta con una nuova.

Tuono la guardò e sorrise.

“Grazie, Alice. Renderò vere le avventure di tutti i bambini! Sarò il miglior cavallo che potranno mai incontrare!”